E. Durkheim – coscienza e rappresentazioni collettive, solidarietà meccanica e organica, studi sul totemismo australiano

Introduzione

Emile Durkheim (1858-1917) è un sociologo dall’approccio interdisciplinare che ha basato gran parte della sua riflessione su studi etnografici: in Francia gli interessi per le società primitive si svilupparono in stretto rapporto con la sociologia che si era affermata a partire dalla filosofia positiva di Comte. I positivisti credevano che i fatti socio-psicologici, come i fatti naturali, fossero soggetti a nessi causali deterministici e secondo Comte, nello stadio positivo, quello della società capitalistico-industriale, l’applicazione della sociologia come sapere positivo, avrebbe determinato l’ordine, la normatività sociale. Quest’approccio deterministico venne meno di fronte all’emergere dei fenomeni di massa sfociati nella guerra civile dell’1870. Anche la Francia positivista sembrava presa da forze irrazionali suscitate da tensioni socio-politiche e religiose. Durkheim cercò quindi di correggere l’astratta razionalità del sistema di Comte, senza tuttavia sacrificare la fede nella progettabilità del sociale, che rimaneva realizzabile attraverso la ricerca di fattori normativi e il controllo delle credenze comuni. Quindi Durkheim, lungi dal teorizzare un puro indeterminismo, riteneva che i fatti sociali esistessero oggettivamente fuori dai singoli e potessero esercitare un’effettiva coercizione sugli individui, ma sottolineava anche che questo non escludeva totalmente l’autonomia dell’azione individuale: gli uomini conservano sempre la loro personalità e non sono necessitati a muoversi in un solo modo come degli ingranaggi di una macchina.

Coscienza e rappresentazioni collettive

• Durkheim definì la coscienza collettiva come «l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una stessa società». È un’idea che rimanda al funzionalismo di Parsons per cui la socialità necessita dell’adesione ad un piano di valori comuni. Tutte le società hanno una coscienza collettiva (anche per questo sono comparabili). Inoltre questa dimensione sovra-individuale che condiziona i singoli, è indipendente dai singoli, ha una realtà propria che trascende gli individui. La società, per Durkheim, non è semplicemente un tutto formato dalla somma delle singole parti, è anche qualcosa in più.
• le rappresentazioni collettive, invece, sono degli stati di coscienza collettiva, diffusi in modo quasi uniforme tra i membri della società, che oltrepassano e condizionavano la coscienza individuale. Queste rappresentazioni rimandano alle nozioni di immaginario collettivo o senso comune e ad esempio nelle società complesse possono essere i miti di fondazione, la credenza nella bandiera. Durkheim viveva in un periodo in cui gli stati nazionali tendevano ad affermare la propria forza; inoltre si stavano diffondendo i mas media, perciò la coercizione della società sul singolo era vista come qualcosa di pienamente realizzabile e quest’idea venne confermata dal modo in cui i regimi totalitari riuscirono a manipolare l’opinione pubblica.

Solidarietà meccanica ed organica in Durkheim

La coscienza collettiva ha un’intensità che varia da società a società a seconda del tipo di legame o solidarietà sociale che domina il gruppo. Durkheim, in La divisione del lavoro sociale, ne distinse due opposte, che però nella realtà sociale sono sempre compresenti e intrecciate:
• La solidarietà meccanica domina le società tradizionali dove la divisione del lavoro è minima. I singoli, dato che non sono interdipendenti sul piano produttivo, strutturale, hanno bisogno di valori comuni totalmente accettati che fungano da collante sociale. Il loro legame dipende dal livello sovra-strutturale e fa sì che essi vengano guidati quasi meccanicamente dalle norme sociali. La coscienza collettiva e quella individuale tendono a corrispondere.
• La solidarietà organica è tipica della società industriale basata sulla catena di montaggio. Il tutto è un insieme integrato, formato da parti strutturalmente interdipendenti. Questo fa sì che a livello sovrastrutturale, per le idee e i valori, il singolo possa differenziarsi dal gruppo. La coscienza collettiva tende così a frammentarsi in diverse coscienze individuali. Si formano diversi sottogruppi di valori e si afferma un pluralismo valoriale. È una solidarietà organica perché ogni elemento è come un organo con una sua specifica funzione che ha bisogno di tutti gli altri elementi, per i quali è, a sua volta, indispensabile.
* CRITICHE: Durkheim è stato accusato di avere una visione stereotipata del primitivo, per cui nelle società semplici le persone sono fra loro identiche e prive di un’individualità psichica. Ma, lungi dal voler negare ai membri delle società semplici ogni forma di peculiarità soggettiva, bisogna anche tener conto che la complessificazione della società ha come conseguenza una maggiore disponibilità di forme peculiari adottabili dagli individui. Quello che ci definisce nella nostra individualità è un repertorio culturale peculiare, ossia composto da una particolare combinazione di valori e idee. In una società complessa la scelta di questi valori e molto più ampia rispetto ad una società semplice, perciò il peso dell’individualità è maggiore.

LA RELIGIONE – Studi sul totemismo australiano

Durkheim studiò il fenomeno religioso da un punto di vista scientifico, definendolo in termini di realtà sociale. Si può dire che operò un’inversione di prospettiva, perché tradizionalmente il sociale veniva visto in funzione del sacro, mentre per Durkheim è il sacro che deve essere interpretato e analizzato come elemento della realtà sociale (la religione ha un’essenza sociale). In Le forme elementari della vita religiosa Durkheim definisce la religione, non attraverso il concetto di divinità, che non compare nel buddhismo, ma come un sistema di credenze e pratiche riguardanti il sacro. La religione è un dispositivo che divide l’universo sociale in sacro e profano, dove il sacro (sacer) è ciò che è separato, interdetto e intoccabile, è come una costante che ordina la variabilità del profano.
Durkheim, ricollegandosi all’evoluzionismo, ipotizzò che il fenomeno religioso avesse compiuto un progresso dal semplice al complesso, fino ad arrivare alle grandi cosmologie monoteistiche, che potevano essere decifrate attraverso le forme religiose più semplici dei precedenti stati evolutivi, nell’idea che le strutture complesse includessero quelle semplici, un’idea superata da Mauss. Durkheim andò a studiare quello che era considerato come la forma più elementare di religione, il totemismo australiano, e riuscì a cogliere un elemento chiave su cui fondò la sua spiegazione generale della religione. Intuì che, quando si venera la divinità, non si fa altro che venerare un’immagine trasfigurata della società: l’ordine divino è una proiezione dell’ordine sociale. Quando si obbedisce a Dio, in realtà si sta obbedendo a un ordine mondano e a una certa classe di potere. Al fine di preservare un certo ordine, con il rispettivo potere, quell’ordine viene sacralizzato e reso, quindi, intoccabile (ad esempio Mosè voleva rendere le sue leggi inviolabili e incontestabili, e le presentò come provenienti da Dio). Durkheim si rese conto che la funzione della religione era sacralizzare e quindi preservare l’odine sociale, osservando che i clan aborigeni veneravano il loro antenato mitico, che poteva essere una specie animale o vegetale rappresentata dal totem; il totem era lo stesso per tutti, dava il senso di unità, concretizzava la comunione dei membri del clan e fondava una forma di solidarietà meccanica. Il gruppo umano, inoltre, veniva proiettato su un piano ideale ed entrava in una dimensione eterna. Perciò le religioni sono sempre fenomeni collettivi, funzionano in virtù del fatto che vengono condivise da molti (anche per questo si distinguono dalla magia).

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