Francis Bacon

ARGOMENTI: vita e opere, arti meccaniche, Nuovo organo, Nuova Atlantide, polemica antimagica, confronto con Galileo e Platone.

VITA E OPERE: Bacone nasce a Londra nel 1561; frequenta il Trinity College di Cambridge ed il Grey’s Inn di Londra, importante sede di studi di diritto.  Si dedica alla carriera politica, per poi diventare giudice. Nel primo decennio del ‘600 pubblica varie opere filosofiche: Sulla dignità e il progresso del sapere divino e umano nel 1605, Pensieri e conclusioni sull’interpretazione della natura o sulla scienza operativa nel 1607, La confutazione delle filosofie nel 1608, Della sapienza degli antichi nel 1609. Viene nominato Lord Guardasigilli e Lord Cancelliere. Nel 1620 esce il Novum Organum, seconda parte della Instauratio magna. Un’accusa per corruzione, per aver accettato denaro prima di aver emesso un giudizio, segna la sua decadenza politica; Bacone, che non può più ricoprire incarichi pubblici, dedica i suoi ultimi anni allo studio e pubblica molte opere, tra cui Sulla dignità e il progresso delle scienze, del 1623. Muore a Londra nel 1626, anno in cui esce postuma la Nuova Atlantide.

RIVALUTAZIONE DELLE ARTI MECCANICHE: Bacone, nell’intento di rinnovare la ricerca scientifica, progettò un’opera enciclopedica, l’Instauratio Magna, che si sarebbe dovuta articolare in sei parti, ma rimase incompiuta; nella prima parte, intitolata Sulla dignità e l’accrescimento delle scienze (1623), Bacone, classificando tutte le varie scienze, ne definisce alcune “desiderata“, poiché sono state così tanto trascurate da dover essere ancora predisposte. Fra queste rientra la storia delle arti e delle tecniche, che Bacone considerava come una parte integrante della storia naturale; anche per questo si allontanò dalla tradizione aristotelica che tendeva a contrapporre natura ed arte ed a considerare i prodotti artificiali come un’imitazione mal riuscita di quelli naturali.

Aristotele aveva creato una contrapposizione anche fra i saperi, opponendo le arti liberali del trivio e del quadrivio, proprie degli uomini liberi, alle arti manuali degli uomini non liberi: gli “operai meccanici”, infatti, si distinguevano dagli schiavi solo perché soddisfacevano i bisogni di più persone, tant’è che nel Dizionario francese di Richelet, ad esempio, il termine “meccanico” veniva definito come il contrario di liberale ed onorevole. Nel ‘600 la discussione sulle arti meccaniche raggiunse il culmine ed i sostenitori della rivoluzione scientifica, basata sulla compenetrazione tra tecnica e scienza, rivalutarono la funzione del sapere tecnico, grazie al quale si poteva, secondo loro, ampliare la conoscenza della realtà naturale, della “natura in movimento”.

Bacone accolse questa istanza, ed infatti  immaginò una storia naturale che avesse per oggetto una natura libera dalle superstizioni e nel contempo trasformata dall’uomo attraverso le tecniche, e sostenne che, per favorire il miglioramento della condizione umana, fosse necessario inserire le arti meccaniche nel campo della filosofia naturale, in modo che le experientia erratica dei meccanici potessero essere ordinate in un corpus organico e sistematico di conoscenze (questo progetto venne ripreso da Leibniz e portato a termine nell’Illuminismo con l’Enciclopedia).

Bacone rivaluta le arti meccaniche non solo perché rivelano i processi della natura, ma anche perché sono un sapere progressivo e collettivo: contrapponendo le filosofie alle tecniche, osserva che le prime sono immobili, mentre le seconde si trasformano come animate da uno spirito vitale, e cambiano il mondo attraverso le grandi invenzioni, in particolare la stampa, la polvere da sparo e la bussola. I benefici delle invenzioni si possono estendere a tutto il genere umano e rappresentano il vero e legittimo fine della scienza.

Nel I libro del Nuovo Organo, Bacone paragona gli empirici alle formiche, che accumulano le risorse prese dall’esterno, i razionalisti ai ragni, che ricavano la loro tela da sé medesimi, ed i veri filosofi alle api, che prendono la materia prima dall’esterno e la trasformano grazie ad una loro capacità. La filosofia deve quindi trarre i propri oggetti dalla sperimentazione meccanica e dalla storia naturale e rielaborarli alla luce dell’intelletto; non può servirsi esclusivamente delle forze della mente.

NOVUM ORGANUM (1620): è la seconda parte dell’Instauratio Magna e si divide in due libri; nel titolo è esplicita l’intenzione dell’autore di riformare la logica tradizionale, rappresentata dall’Organon di Aristotele.

Gli aforismi 16\68 del I libro presentano la dottrina degli idoli, chiamati anche fictions, errors, superstitions, spectra: si tratta di costruzioni immaginarie di cui gli uomini devono liberarsi se vogliono raggiungere un sapere che coincida con la potenza, che consenta, cioè, di dominare la natura. Ci sono 4 tipi di idola:

  1. idola tribus: derivano dalla stessa natura umana che tende a semplificare la realtà, a concepire il mondo in funzione dell’uomo e ad usare astrazioni per fissare arbitrariamente l’esperienza mutevole.
  2. idola specus: derivano dai condizionamenti dell’ambiente, dell’educazione e del temperamento.
  3. idola fori: derivano dalle relazioni tra gli uomini e si annidano nel linguaggio che, formandosi nell’uso, fa suoi i pregiudizi popolari.
  4. idola theatri: derivano dalla falsità dei sistemi e delle teorie della tradizione filosofica.

Nella pars construens Bacone presenta una nuova logica che, a differenza di quella tradizionale, valida solo nel campo delle disputationes e basata per lo più sul sillogismo, è utile all’uomo per intervenire sulla natura e si serve principalmente dell’induzione, intesa non come semplice generalizzazione, ma come interpretatio, scoperta di un principio reale in base a cui organizzare i dati dell’esperienza. L’induzione teorizzata dai dialettici passa dai dati di senso particolari ai principi generali, procede per enumerazione semplice ed ottiene conclusioni precarie, che crollerebbero in caso di istanze contrarie.  L’induzione baconiana procede, invece, per esclusione e giunge agli elementi essenziali eliminando gradualmente gli altri; per far ciò Bacone si serve di 3 tavole:

  1. La tabula presentiae comprende i casi in cui un fenomeno si manifesta;
  2. La tabula declinationis sive absentiae in proximo comprende i casi simili ai precedenti, ma nei quali quel fenomeno non si manifesta;
  3. La tabula graduum accoglie i fatti nei quali quel fenomeno si presente in grado maggiore o minore.

Questo procedimento permette di individuare la forma affermativa di una natura, la sua “ipsissima res“; per forma di una determinata natura, Bacone intende la struttura interna o il processo delle particelle di un corpo, che determina le caratteristiche esterne di quel corpo, ossia la sua natura. Perciò forma e natura sono associate in modo costante e reciproco. Bacone è stato considerato un padre del meccanicismo poiché interpreta le proprietà dei corpi come risultati dei movimenti delle particelle costitutive.

CONTRO LA MAGIA: Bacone ebbe un ruolo centrale nella polemica antimagica che accompagnò l’ascesa della scienza moderna; questa contrapposizione si appalesa già nel primo aforisma del Nuovo Organo, dove Bacone recupera dalla tradizione magico-ermetica la definizione di uomo come ministro ed interprete della natura (presente, ad esempio, in Enrico Cornelio Agrippa), ma restringe la conoscenza e l’operato dell’uomo nei limiti dell’ordine naturale; pur accettando l’idea del sapere come potere, rifiuta l’immagine di onnipotenza propria dei maghi. Ma il principale motivo di biasimo verso il sapere magico risiede, per Bacone, nelle sue caratteristiche di privatezza, segretezza ed indifferenza al bene pubblico: questo “sapere fantastico e superstizioso” accessibile a pochi eletti, si limita a suscitare ammirazione per imprese straordinarie, senza riuscire a migliorare la condizione del genere umano. Tra l’altro, l’idea del sapere segreto e iniziatico aveva avuto vasta fortuna nel medioevo, basti pensare alla larga circolazione che ebbero i Secreta secretorum, attribuiti ad Aristotele.

CONTRO PLATONE: il rifiuto del connubio fra il discorso mistico-religioso e l’indagine sulla natura, porta Bacone ad opporsi al platonismo che gli appare come una filosofia fantastica ed inadeguata a comprendere l’uomo, la natura ed i loro rapporti; questa è in generale la maggiore contestazione che Bacone rivolge ai filosofi antichi (ad eccezione dei presocratici, in particolare tende a rivalutare il materialismo democriteo) ed a quelli medioevali e rinascimentali, i quali considerano il mondo come qualcosa da contemplare, anziché da trasformare, e così trascurano le arti meccaniche e la loro funzione di intervenire sulla natura. In Pensieri e conclusioni (1607) e La confutazione delle filosofie (1608), Bacone, ricercando le cause storico-sociali che determinarono i limiti della filosofia greca, osserva che la civiltà nella quale quella filosofia si sviluppò era portata alle dispute ed incapace di generare conoscenze effettive. In uno dei suoi primi opuscoli, Il parto maschio del tempo, la polemica contro la tradizione aveva invece assunto una forma più violenta e diretta.

CONTRO GALILEO: tra Bacone e Galileo c’è una differenza radicale: il primo, infatti, non dà molto importanza alla matematica nell’ambito del sapere scientifico, mentre per Galileo, come per Keplero, il libro dell’universo è scritto in caratteri matematici. Bacone, inoltre, considerava le anticipazioni dell’esperienza e le ipotesi audacie e lontane dai dati sensibili come un pericolo per la scienza, che doveva limitarsi all’osservazione, classificazione e descrizione dell’immensa varietà di forme naturali. Questa visione della scienza si rivelò parziale ed anche nella filosofia naturale si palesò la necessità di avanzare congetture e ipotesi, ma il richiamo agli esperimenti ebbe comunque una funzione storica decisiva.

NUOVA ATLANTIDE: è un’opera composta dopo la decadenza politica del 1621 e pubblicata postuma nel 1626\27, come appendice della Sylva sylvarum, una raccolta di scritti inediti che sarebbero dovuti confluire nell’Instauratio magna. La Nuova Atlantide descrive una società utopica: la civiltà dell’isola di Bensalem riesce a congiungere la religione cristiana e la tolleranza, la ricchezza, il benessere diffuso, e l’austerità dei costumi e delle norme morali. Scienza, religione e politica sono tre ambiti nettamente distinti: gli scienziati vivono in solitudine, il loro luoghi di ricerca non sono disturbati dalla vita quotidiana delle persone comuni; inoltre tengono delle riunioni per decidere se le scoperte debbano essere rese note al pubblico o rimanere segrete. Bacone, quindi, non è ottimista riguardo al problema dell’utilizzo delle scoperte scientifiche, che possono rivelarsi pericolose anche in una civiltà pacifica e tollerante. Che Bacone non sia stato un entusiasta assertore della tecnica lo si evince anche dalla sua interpretazione del mito di Dedalo: le invenzioni di Dedalo non hanno contribuito al benessere della comunità, infatti il sapere tecnico e le arti meccaniche possono influire sia positivamente, sia negativamente sulla vita degli uomini; le scoperte sono, perciò, oggetto di discussioni e valutazioni di ordine morale.

Non è un’opera di utopia politica perché non presenta i temi tipici che caratterizzano quel genere: la migliore forma di governo, il ruolo delle magistrature, la funzione della nobiltà, l’educazione del principe

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