Husserl

Husserl (1859, 1938) è il fondatore di uno degli indirizzi filosofici più significativi del Novecento, la fenomenologia, il cui atto di nascita può essere rintracciato nella pubblicazione delle Ricerche logiche (1900-1901) a seguito della quale Husserl su chiamato all’insegnamento all’università  di Gottinga e si dedicò interamente alla realizzazione di quella che considerava un’opera scientifica volta a trasformare radicalmente la civiltà  europea. A causa della persecuzione antisemita fu radiato dall’università  e non potette pubblicare i suoi scritti, ma continuò la sua ricerca lasciando migliaia di pagine manoscritte. Fra le opere pubblicate:

  • 1891 Filosofia dell’aritmetica
  • 1911 La filosofia come scienza rigorosa
  • 1913 Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica
  • 1929 Logica formale e logica trascendentale
  • 1938 Esperienza e giudizio
  • 1954 La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale

I principali scopi della fenomenologia sono due:

  1. fondare un metodo scientifico di indagine filosofica;
  2. applicarsi come filosofia prima o scienza delle scienze, come si evince anche dal titolo del saggio programmatico La filosofia come scienza rigorosa (1911).

L’oggetto di questa scienza sono i fenomeni: Husserl intende per fenomeno la relazione tra un dato e il suo modo di darsi e definisce questa relazione, che rappresenta il significato propriamente fenomenologico del termine fenomeno, intenzionalità : Husserl si richiama all’etimo latino intentio, termine che nella filosofia medievale, designava il rapporto tra la mente e l’oggetto della mente. Un fenomeno è, in questo senso, un oggetto in quanto percepito (dove percepire significa anche ricordare, immaginare, desiderare, non riguarda solo le facoltà dei sensi), è un vissuto della coscienza intenzionale, perciò per Husserl l’intenzionalità è esperienza vissuta (Erlebnis).

Franz Brentano (filosofo, psicologo e maestro di Husserl, designa con intentio lo specifico modo in cui qualcosa esiste nella mente e chiama oggetto intenzionale ciò a cui la mente si riferisce; per Husserl gli oggetti intenzionali spiegano la varietà e molteplicità  dell’esperienza umana, caratteristiche che dipendono non sono dalla diversità  delle cose, ma anche delle diversità  dei modi di fare esperienza di una stessa cosa. L’idea dell’intenzionalità  come carattere fondamentale dei vissuti psichici viene quindi ripresa da Brentano, il quale orienta inizialmente il pensiero di Husserl verso la tradizione empiristica, come emerge dall’importanza data alla sfera psichica; è, inoltre, significativo che il primo libro di Husserl, Filosofia dell’aritmetica (1891), abbia come sottotitolo Indagini logiche e psicologiche.

In seguito l’adesione di Husserl all’empirismo venne meno, come mostra il primo volume delle Ricerche logiche (1900), dedicato alla confutazione dello psicologismo logico, una teoria di matrice positivista, sostenuta ad esempio da Mill, secondo cui le leggi della logica sono le leggi naturali che dirigono i processi psichici, perciò la logica si riduce ad una branca della psicologia che stabilisce le sue leggi analizzando empiricamente e sperimentalmente i fenomeni psichici. Per Husserl gli psicologisti trascurano la differenza tra gli atti psichici, in cui il pensiero trova materialmente espressione, e il contenuto o significato a cui gli atti dell’espressione si riferiscono, identificano il dato, il contenuto, con la sua datità , il fatto psichico: una stessa operazione matematica, ad esempio, può essere ripetuta da diverse persone non cambiando il risultato, in quanto i suoi contenuti sono ideali ed indipendenti dagli eventi psichici tramite i quali i contenuti vengono espressi. Come aveva fatto Platone, Husserl sostiene l’irriducibilità  dell’ideale o formale al reale sensibile.

La dimensione ideale è accessibile attraverso un particolare modo di vedere, la visione eidetica (Husserl si rifà  all’etimo greco eidos, che rimanda all’attività  del vedere) o intuizione dell’essenza, che mettiamo in atto quando, ad esempio, guardiamo degli oggetti e diciamo che sono un certo numero: il numero è un oggetto di natura eidetica e possiamo afferrarlo attraverso una facoltà  diversa dalla percezione sensibile, che viene sviluppata in modo sistematico dalle scienze pure o ideali come la matematica e la logica. Non si può ridurre il significato del concetto logico, puramente ideale, alla sua genesi psichica, che è un fatto sensibile empirico: la validità del principio logico e assoluta ed indipendente dai fatti empirici, non è data dall’indagine sperimentale che, invece deve basarsi sui principi logici. Se lo psicologismo logico rifiuta questa tesi, favorisce lo scetticismo.

 

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