Il Funzionalismo – dai precursori a Talcott Parsons e Robert Merton

Il funzionalismo è stato la teoria sociologica dominante fra ‘800 e ‘900, tant’è che le altre prospettive si sono definite ponendosi in rapporto o in contrasto con esso. Come suggerisce il nome, il funzionalismo analizza i fenomeni socioculturali, mettendo in luce le funzioni, i ruoli, che essi svolgono all’interno del sistema sociale.

Una particolare forma di funzionalismo è detta struttural-funzionalismo. I suoi fautori si concentrano sui requisiti funzionali, o i bisogni, di un sistema sociale e le strutture che soddisfano tali requisiti. L’idea è che un sistema sociale assolve dei compiti necessari alla sua sopravvivenza e l’analisi sociologica deve definire quelle strutture che, per rispondere ai bisogni del sistema, svolgono determinati compiti.

Alla base del funzionalismo c’è una visione organicista della società, che viene considerata come un insieme di parti interconnesse e interdipendenti. Il legame fra le parti è tale che se c’è un cambiamento all’interno di una singola parte, ne risentono anche le altre, con il risultato di uno squilibrio generale.

Quindi il funzionalismo è una teoria macrosociologica che assume l’esistenza di una interrelazione fra le parti e di uno stato di equilibrio, paragonabile alla condizione sana di un organismo vivente. Inoltre, viene assunta anche una capacità di riorganizzazione: se una parte non funziona adeguatamente e questa disfunzione porta ad uno squilibrio generale, il sistema tende a ripristinare l’equilibrio, le parti si adoperano per tornare alla normalità. I funzionalisti, in genere, spiegano questo processo attraverso il concetto di insieme di valori condivisi.

Entriamo nei particolari, soffermandoci sui precursori del funzionalismo (Comte, Spencer, Pareto e Durkheim) e poi sui principali eredi di questo approccio (Parsons e Merton).

Auguste Comte

Comte ha enunciato il principio base del funzionalismo, stabilendo che la sociologia statica (cioè quella che si occupa dell’ordine della società, mentre la dinamica si occupa del suo progresso) ha come oggetto lo studio delle azioni e reazioni reciproche che le varie parti del sistema esercitano sempre le une sulle altre. Oltre a questa concezione organicista di base, Comte ha anche introdotto il concetto di equilibrio, ispirandosi alla nozione biologica di omeostasi: infatti definiva “patologica” la perdita da parte del sistema sociale dell’armonia fra il tutto e le parti.

Herbert Spencer

Spencer ha contribuito al funzionalismo soprattutto per aver sviluppato il concetto di differenziazione sociale, estendendo alla società i principi della differenziazione biologica della specie. Spencer inserisce anche la società in un processo evolutivo che va dal semplice al complesso, dall’omogeneo all’eterogeneo. In una prospettiva funzionalista più matura, Durkheim collega differenziazione sociale e divisione del lavoro.

Vilfredo Pareto

Pareto è anche lui un precursore del funzionalismo, perché ha fornito una descrizione abbastanza accurata del sistema sociale in termini di interdipendenza e interrelazioni fra le parti.

émile Durkheim  

Durkheim individuò come particolare oggetto di studio della sociologia i fatti sociali, che possono essere la morale, le leggi, le credenze, gli usi, i costumi, tutto ciò che è caratteristico di un’intera società. Sviluppando poi il concetto di fatto sociale, approdò alla nozione di istituzione, che definisce come un insieme di credenze e modelli comportamentali stabiliti dalla collettività. La sociologia è, per Durkheim la scienza delle istituzioni, della loro genesi e del loro funzionamento. Questo mostra chiaramente il suo approccio macrostrutturale.

I fatti sociali e le istituzioni possono essere spiegati tenendo conto delle funzioni e dei bisogni fondamentali della società. Questo metodo venne adottato da Durkheim nel suo studio sul suicidio, studio che si basa su un approccio deduttivo: infatti, Durkheim parte dall’assunto secondo cui un livello troppo basso o troppo alto di coesione sociale è dannoso per la società. Poi ne deduce delle ipotesi specifiche sulle cause di suicidio. In particolare, la sua ipotesi principale è che le società in cui le due funzioni dell’integrazione e della regolazione sono o eccessive o carenti, sono afflitte da un maggior numero di suicidi. Durkheim si concentra soprattutto sul suicidio dovuto ad una carenza di regolazione, detto suicidio anomico[1]. L’anomia è infatti la mancanza di norme o regole e può essere determinata da un brusco cambiamento (come la perdita di un coniuge o una crisi economica), a seguito del quale le aspettative delle persone non corrispondono alla loro effettiva esperienza[2]. Queste ipotesi possono essere verificate dai dati statistici: Durkheim verificò, ad esempio, che i tassi di suicidi erano maggiori nei periodi di depressione economica e fra i vedovi.

Un altro contributo di Durkheim al funzionalismo è dato dal suo studio sulla religione (l’opera di riferimento è Le forme elementari della vita religiosa). Durkheim fece notare che la religione agisce come una forza d’integrazione e coesione sociale, facendo in modo che gli individui interiorizzino dei valori comuni. Questa funzione d’integrazione che si realizza attraverso la costante riaffermazione dei valori condivisi è la stessa che viene svolta dalle istituzioni educative nelle società più sviluppate[3].


Queste posizioni sono state sviluppate da altri sociologi. Fra i più noti, ormai considerati dei classici, ci sono:

[1] Gli altri tipi di suicidio sono: altruistico, egoistico e fatalistico.

[2] L’anomia acuta è dovuta ad un cambiamento improvviso e radicale, mentre l’anomia cronica dipende da uno stato di cambiamento continuo.

[3] Lo sviluppo, l’evoluzione della società, infine, viene interpretato da Durkheim come un graduale passaggio dalla solidarietà meccanica delle società tradizionali alla solidarietà organica delle società industriali.

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