La Restaurazione – assetti geopolitici e pensiero conservatore

La Restaurazione inizia con il Congresso di Vienna, un incontro diplomatico promosso dai paesi che hanno sconfitto Napoleone (Austria, Russia, Prussia e Gran Bretagna) che si apre il 1° novembre 1814, con lo scopo di restaurare gli assetti geopolitici vigenti in Europa prima della Rivoluzione francese. Il criterio fondamentale che dovrebbe guidare quest’operazione è il principio di legittimità per cui in ogni paese si devono riaffermare le istituzioni e i poteri legittimi (in realtà questo criterio non viene sempre seguito). Fra i maggiori cambiamenti geopolitici:

  • la Russia ingloba la Polonia e la Finlandia;
  • la Prussia ottiene la Posnania e i territori renani appartenenti al regno Napoleonico di Westfalia;
  • l’Austria, che al congresso è rappresentats dal cancelliere Metternich, conquista oltre ai territori che aveva perso, il regno lombardo-veneto e cede la zona in cui viene fondato il Regno dei Paesi Bassi;
  • in Germania la Confederazione del Reno viene sostituita dalla Confederazione germanica composta da 39 stati, tra cui parte dell’Impero austriaco e della Prussia, i cui ambasciatori formano un organo centrale di coordinamento, la Dieta della confederazione;
  • in Spagna, Enrico VII di Borbone torna sul trono e come primo atto di governo abolisce la costituzione di Cadice, nonostante questa lasciasse ampi poteri alla monarchia;
  • in Italia le unità politiche più vaste solo il Regno di Sardegna, che sotto Vittorio Emanuele I di Savoia ingloba la Savoia, Nizza e l’ex Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana, restituito a Ferdinando III d’Asburgo-Lorena, lo stato della chiesa sotto il regno di Pio VII e il Regno di Sicilia che viene unificato e restituito a Ferdinando di Borbone che diventa Ferdinando I delle Due Sicilie.

Alcune misure sono esplicitamente volte ad evitare che la Francia venga ripresa dai rivoluzionari e ricominci ad espandersi, un’eventualità, fra l’altro, confermata dal tentativo Napoleonico dei cento giorni. Proprio a tal fine vengono fondati il Regno dei Paesi Bassi e la Confederazione germanica, e in Italia viene concesso un vasto dominio all’Austria. Inoltre le grandi potenze si impegnano a cooperare per mantenere lo status quo, bloccando eventuali espansioni territoriali e sovvertimenti politici, perciò firmano il Patto della santa alleanza, cui aderiscono Austria, Russia, Prussia, Svezia, Paesi Bassi, Francia e Regno di Sardegna; questi paesi sono autorizzati ad intervenire militarmente laddove l’equilibrio stabilito venga violato. Ognuno può quindi inserirsi negli affari interni di qualunque altro in nome del principio di legittimità. Un altro importante trattato è la Quadruplice Alleanza tra Austria, Russia, Prussia e Gran Bretagna, che si impegnano ad escludere Bonaparte dal trono francese e a mantenere valido il Trattato di pace con la Francia organizzando regolari contatti diplomatici.

Quasi tutti gli stati della Restaurazione sono guidati da monarchie amministrative, in cui i funzionari sono nominati dal re e dai suoi ministri. Fanno eccezione il Regno Unito, la Francia, la Svezia, i Paesi Bassi e alcuni stati tedeschi, le cui monarchie sono dotate di istituti rappresentativi.

  • In particolare il sistema britannico prevede una monarchia parlamentare, nel senso che il governo è formalmente nominato dal re, ma deve dimettersi in caso di voto parlamentare di sfiducia. Quindi, di fatto, il governo si forma in base alla maggioranza che si afferma nella Camera dei comuni, i cui rappresentanti vengono eletti attraverso un sistema censitario particolarmente selettivo. I seggi della Camera dei Lord vengono, invece, ereditati ad eccezione di quelli che spettano ai Vescovi anglicani. Formalmente il re detiene il potere esecutivo, legislativo e giudiziario, oltre ad essere capo della Chiesa anglicana.
  • In Francia, invece, vige la Costituzione concessa da Luigi XVIII e redatta da lui e i suoi stretti collaboratori. Come il parlamento britannico anche quello francese è formato da una camera bassa, eletta a suffragio maschile censitario, e una Camera alta formata da membri di nomina regia. A differenza della Gran Bretagna la monarchia è costituzionale, perché il Governo è responsabile nei confronti del re e non del parlamento. Le proposte di legge formulate dal re possono solo essere approvate o respinte dal Parlamento, non emendate. Il cattolicesimo torna ad essere religione di stato, ma rimane comunque la libertà di religione e anche di opinione e di stampa (quest’ultima verrà poi limitata con una legge successiva). Rimane, infine, l’uguaglianza di tutti i francesi davanti alla legge.

Le scelte politiche compiute a Vienna, che caratterizzano la fase della Restaurazione, trovano un sostegno teorico nel pensiero conservatore che, contestando l’esperienza rivoluzionaria, in particolare per l’uso della violenza politica e per l’espansione territoriale in paesi che, lungi dall’essere realmente liberati vengono posti sotto l’occupazione straniera, pone il principio della tradizione a fondamento di una vita collettiva più pacifica. Fra i pensatori che hanno sottolineato l’importanza della tradizione c’è Edmund Burke, deputato della Camera dei comuni, secondo il quale la negatività del regime nato dalla Rivoluzione, dipende dal fatto che esso non si è evoluto ed affermato gradualmente come quello britannico, ma è stato imposto improvvisamente, rompendo con tutte le precedenti tradizioni e sulla base di ideali e concetti astratti, che in effetti non potevano avere un’immediata concretezza nella società (soprattutto in una società frammentata come quella francese). Dando poi un carattere universale ai loro principi, i rivoluzionari hanno pensato di poterli esportare in altri paesi, senza tener conto delle particolari condizioni sociali e delle tradizioni storiche e culturali su cui quei principi si andavano a sovrapporre, e ciò spiegherebbe la caduta delle varie Repubbliche sorelle, travagliate, da profonde tensioni sociali. Anche secondo Vincenzo Cuoco[1], l’insuccesso dell’esperienza repubblicana di Napoli fu dovuta al fatto che sia francesi sia rivoluzionari napoletani volevano diffondere dei principi che, forse erano adatti in Francia, ma di certo erano del tutto estranei ai caratteri della nazione napoletana. Dopo il fallimento delle aspirazioni universalistiche, l’idea di nazione e di spirito del Popolo, che determinava la fedeltà alle particolari tradizioni e memorie, diventa un soggetto centrale nella riflessione, come anche nella produzione artistica europea.

Questa nuova sensibilità sfocia anche nella rinascita del sentimento religioso, uno degli aspetti che nel corso della storia ha influenzato maggiormente la cultura europea e che riemerge nel modo più consapevole nell’età della Restaurazione. L’esperienza di anni di guerra e distruzione contribuisce a questo revival cattolico, che si traduce, nella religione popolare, in forme di devozione a Gesù eucaristico o nel culto di Maria. La grande fortuna del culto mariano è anche dovuto alle diverse apparizioni che si verificano in quel periodo. Nascono diverse associazioni religiose, come l’Amicizia Cattolica di Cesare d’Azeglio. Pio VII emana una bolla che rifonda la compagnia di Gesù (sciolta nel 1773) e i gesuiti contribuiranno notevolmente alla rinascita del prestigio della Chiesa. Nei paesi protestanti, già nel Settecento, si stavano diffondendo il pietismo, in Germania, e il metodismo in Gran Bretagna e Stati Uniti. Tutti questi movimenti di rinascita religiosa tendono a sostenere le istituzioni politiche restaurate.

[1] Burke e Cuoco non cadono in posizioni reazionarie, come fa, ad esempio Karl Ludwig Haller, che sostiene i sistemi monarchico-autoritari e assolutisti.

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