L’Unificazione Tedesca – Politica e guerre del Regno di Prussia

L’Unificazione Tedesca è un processo voluto e guidato dal Regno di Prussia. Nella politica prussiana c’è una stabile alleanza fra la monarchia e gli Junker, i proprietari terrieri nobili che occupano gran parte dei seggi del senato e dei posti direttivi nella burocrazia e nell’esercito e godono ancora di giurisdizioni feudali che assicurano il dominio sulle comunità rurali. Non a caso le campagne sono la base del consenso della Destra conservatrice, mentre nelle aree urbane in via d’industrializzazione, la popolazione è più emancipata e manda in Parlamento deputati liberali che difendono le garanzie costituzionali.

A metà ‘800 questa Sinistra liberale si scontra con la Destra, per una questione riguardante l’esercito, che è un’istituzione centrale nella società prussiana. Infatti dopo la sconfitta contro Napoleone la Prussia ha seguito l’esempio della Francia diventando una vera e propria nazione in armi: attraverso una coscrizione universale obbligatoria che impegna gli uomini per molti anni, è riuscita a formare un esercito di quantità, facilmente mobilitabile, e che ha anche contribuito a nazionalizzare le masse diffondendo i valori della nazione e il senso del dovere civico.

Nel 1861 diventa re Guglielmo I, che vorrebbe estendere l’egemonia della Prussia su tutti i paesi di lingua tedesca. Affida il governo ad uno Junker, Bismarck, che lo aiuta ad elaborare un piano di riorganizzazione e potenziamento dell’esercito. Sebbene il Parlamento vi si opponga, Bismarck fa approvare il bilancio sulle spese militari solo dal re, perché secondo la costituzione il Cancelliere è responsabile solo nei confronti del sovrano (la crisi politico-costituzionale si risolve, quindi. a favore della monarchia e a danno del parlamento, il  contrario di ciò che era successo nel Regno di Sardegna, dove Cavour, portando avanti la sua politica anti-clericale era riuscito ad affermarsi sul Vittorio Emanuele II, affermando così una lettura progressiva dello Statuto, per cui il Governo si forma in base alla maggioranza della Camera dei Deputati). Bismarck, al contrario di Cavour, preferisce far valere i rapporti di forza, anziché gli equilibri parlamentari, e così riesce a creare un esercito dotato delle più avanzate tecnologie belliche dell’epoca, giovandosi dello sviluppo delle industrie siderurgiche e meccaniche occidentali e anche dell’Unione doganale stipulata dagli stati tedeschi: quest’accordo liberista gli consente di acquistare prodotti nell’area germanica senza dover pagare alti dazi.

Il primo Regno attaccato dalla macchina da guerra prussiana è la Danimarca che nel ‘64 perde due ducati, di cui uno, però, viene occupato dall’Austria che in quell’occasione era alleata con la Prussia. In realtà il piano di Bismarck prevede non solo l’annessione di entrambi i ducati, ma anche l’espansione dell’egemonia prussiana sull’intera area tedesca, perciò nel ‘66 dopo essersi alleato con il Regno di Sardegna ed assicurato della neutralità francese, dichiara guerra all’Austria e invia un contingente che entra in Baviera senza trovare ostacoli, ed un altro che in Boemia sconfigge le truppe austriache e sassoni (infatti l’Austria aveva il sostegno della Sassonia e di altri stati centro-meridionali). La conseguenza della Pace di Praga è la nascita della Confederazione della Germania del Nord, totalmente dominata dalla Prussia. L’Austria non solo deve abbandonare le sue ambizioni egemoniche sul fronte tedesco, ma perde anche il Veneto sul fronte italiano. Inoltre Bismarck raggiunge l’apice della sua fama, tant’è che il Parlamento dimentica le passate ostilità ed approva la sanatoria sui bilanci militari.

La Francia di Napoleone III vede nella nuova Confederazione una possibile minaccia e così si allea preventivamente con l’Austria e la Russia, un’azione che dà ai tedeschi l’impressione di essere accerchiati, la stessa impressione che hanno i francesi quando una crisi dinastica in Spagna sembra potersi risolvere con l’ascesa al trono di un principe prussiano. La situazione diplomatica è abbastanza tesa e Bismarck la sfrutta per scatenare una guerra contro la Francia, e lo fa giocando sulla delicatezza dei rapporti diplomatici ottocenteschi: manipola un telegramma che Guglielmo I gli aveva inviato in merito alla questione spagnola, in modo da far capire che il suo re abbia sfidato la Francia rifiutando di ricevere l’ambasciatore francese, che in realtà aveva già incontrato. La pubblicazione della versione abbreviata del telegramma di Ems genera scatena, in Francia e in Germania, delle manifestazioni che, per mantenere alto l’onore delle Nazioni, chiedono la guerra. Napoleone III, che voleva risolvere la questione con più cautela, si trova a dover dichiarare guerra, cedendo alla Prussia il ruolo privilegiato di paese aggredito, così come era successo poco prima all’Austria che era stata indotta ad aggredire il Regno di Sardegna. Nel 1870 l’esercito tedesco entra in Francia e vince la battaglia decisiva a Sedan. Napoleone viene fatto prigioniero e firma la resa. Il Corpo legislativo francese dichiara decaduta la sua dinastia e proclama la Terza Repubblica. A Parigi si forma un governo provvisorio, che dopo aver cercato di resistere all’assedio, nel ‘71 chiede l’armistizio. Il trattato di pace stabilisce, non solo una forte indennità di guerra, ma anche la cessione dell’Alsazia e della Lorena, che vengono annesse senza nessun plebiscito; per questo motivo l’opinione pubblica francese vede l’annessione come un ingiusto atto di forza, tanto grave quanto l’atto di Guglielmo I, di farsi incoronare imperatore tedesco nel palazzo di Versailles.

 

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