Robert King Merton

Argomenti: I principali contributi di Merton al funzionalismo riguardano l’importanza data alle teorie a medio raggio, alcune precisazioni sull’analisi funzionalista, in particolare riguardo ai concetti di disfunzione, funzione manifesta, funzione latente e alternativa funzionale, e infine la teoria della devianza.

Le teorie a medio raggio

Uno degli aspetti per cui l’approccio funzionalista di Merton differisce da quello di Parsons sta nel fatto che Merton non si preoccupa di elaborare una teoria generalissima e onnicomprensiva, ma propende per teorie più specifiche: le teorie a medio raggio, che si basano su un numero limitato di assunti, dai quali si possono ricavare particolari ipotesi verificabili empiricamente. Un esempio è lo studio sul suicidio di Durkheim. Queste teorie, nel loro insieme, possono poi gettare le basi per un quadro teorico più generale, ma secondo Merton era ancora prematuro cercare di fondare una teoria onnicomprensiva.

Precisazioni all’analisi funzionalista

Merton si è allontanato dalla teoria di Parsons facendo alcune precisazioni che rendono il funzionalismo più equilibrato.

1. Sulle disfunzioni

Un primo aspetto della teoria parsoniana da cui si dissocia è l’assunto per cui tutte le istituzioni sarebbero funzionali e quindi utili e buone per la società nel suo complesso. Merton approfondisce meglio questo aspetto concentrandosi sulle disfunzioni: fa notare che alcuni elementi hanno effetti disfunzionali generali e quindi negativi per tutti, mentre altri elementi sono funzionali per certi individui o gruppi e disfunzionali per altri.

Merton prende come esempio di disfunzione generale il caso di Bernt Balchen, al quale era stata negata la cittadinanza americana perché non aveva rispettato la condizione di residenza continua per cinque anni negli Stati Uniti. Questo perché Balchen aveva preso parte ad una spedizione antartica, che comunque era stata promossa dagli Stati Uniti. Perciò in questo caso le regole burocratiche e il rispetto delle norme, che generalmente sono funzionali, si sono rivelate disfunzionali sia per il diretto interessato, sia per l’intera società che non ha potuto includere un personaggio meritevole. Alla base di questa disfunzione c’è una deviazione della burocrazia, che perde di vista il suo fine ultimo, cioè il benessere collettivo, e diventa fine a sé stessa. Merton chiama questo fenomeno ritualismo: le norme devono essere rispettate solo per essere rispettate, non c’è una ragione superiore.

Un’istituzione che, invece, può essere funzionale per alcuni e disfunzionale per altri è la religione. Generalmente i funzionalisti, da Durkheim in poi, hanno individuato nella religione la funzione dell’integrazione della società, ma Merton fa notare che per molti la religione ha avuto un effetto disfunzionale, basti pensare agli elementi più negativi che ne sono scaturiti: l’Inquisizione, l’Indice dei libri proibiti, i conflitti religiosi. Un altro esempio di istituzione parzialmente disfunzionale può essere il matrimonio e la famiglia tradizionale, che vengono accettati da molti, ma non da tutti, e questo spiega perché persistono alternative come il celibato o la vita in comunità.

Facendo questo discorso Merton si avvicina alla teoria del conflitto, perché mostra di avere una visione più critica della società ed evita quell’accusa di conservatorismo, spesso rivolta ai funzionalisti che, ignorando gli effetti disfunzionali, appaiono implicitamente favorevoli allo status quo.

2. Funzioni manifeste e funzioni latenti

Un’altra precisazione all’analisi funzionalista riguarda la distinzione fra le funzioni manifeste, quelle osservabili e che rispondono ad esplicite aspettative, e le funzioni latenti, che invece non sono riconosciute né intenzionali. Già Durkheim aveva individuato delle funzioni latenti, come ad esempio la funzione di integrazione sociale svolta dalla religione. Merton pone l‘accento su queste funzioni proprio perché ritiene che con esse si possano spiegare meglio l’essenza e l’esistenza di determinate istituzioni. Dato che sono funzioni nascoste, consentono di dare delle spiegazioni non ovvie, non banali, ai fenomeni sociali.

3. L’alternativa funzionale

Un ultimo elemento introdotto da Merton per rendere la teoria funzionalista più flessibile e meglio adattabile alla realtà sociale è l’alternativa funzionale. Un’idea chiave del funzionalismo è che la società, per sopravvivere, devono necessariamente soddisfare dei bisogni, come le funzioni del modello AGIL di Parsons. Merton condivide quest’idea e infatti parla di precondizioni o prerequisiti funzionali necessari per la società. Questi prerequisiti, però, possono essere soddisfatti da varie alternative funzionali: ciò significa che diversi tipi di istituzioni possono svolgere una stessa funzione. Ad esempio, l’integrazione sociale è una funzione di cui tradizionalmente si è occupata la religione, ma se ne può occupare anche il sistema scolastico e altre istituzioni alternative. Anche questa precisazione consente al funzionalismo di schivare l’accusa di conservatorismo, perché, con uno sguardo più critico, si può sostenere che una certa struttura sociale con determinate istituzioni non è assolutamente necessaria e indispensabile, perché potrebbe essere sostituita da qualche alternativa migliore.

La teoria della devianza

Merton sviluppa questa teoria servendosi di alcuni concetti tipici del funzionalismo, che però reinterpreta in modo originale. In particolare, il concetto di anomia, che in Durkheim indicava la mancanza di norme, mentre in Merton sta a indicare la discrepanza fra le mete culturali e i mezzi legittimi, istituzionalizzati, che si possono usare per raggiungere le mete. Questa discrepanza produce delle forme di devianza che sono disfunzionali per il sistema, sono fonte di tensione.

In termini più concreti, Merton rintraccia la meta culturale della società statunitense nel raggiungimento del successo economico; questa meta viene riconosciuta dalla società, ma le vie legittime per raggiungerla non sono aperte a tutti. Questa situazione determina cinque possibili modalità di adattamento, di cui solo una non è deviante, quella che viene definita conformità, dove abbiamo sia l’accettazione della meta sia la disponibilità di mezzi legali per raggiungerla (infatti il prototipo dell’americano di successo è colui che riesce a studiare e ad affermarsi nel campo lavorativo). I modi di adattamento devianti, invece, sono l’innovazione, dove al desiderio di raggiungere il successo non corrisponde la disponibilità di mezzi legali, per cui si deve ricorrere ai mezzi non istituzionali; il ritualismo, dove, invece, vengono accettati i mezzi istituzionali, ma si disconosce la meta; la rinuncia, che rappresenta il rifiuto sia della meta sia dei mezzi per raggiungerla (un esempio è la tossicodipendenza) e la ribellione, dove la meta e i mezzi socialmente accettati vengono rifiutati e sostituiti da altre mete e altri mezzi.

Chiaramente le situazioni devianti sono più comuni fra le classi inferiori, perché queste devono superare molti più ostacoli per ottenere il successo economico. Merton, sollevando questo problema della disuguaglianza, mostra di avere un approccio più critico rispetto a quello di Parsons: presenta ai funzionalisti la necessità, non solo di spiegare, ma anche di valutare criticamente i contributi delle varie istituzioni sociali.

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