Sociologia

Le teorie sociologiche, in generale, sono volte a comprendere il funzionamento della società e ad analizzare e spiegare i fenomeni sociali. Più in particolare sono degli studi sistematici che riconducono i molti eventi particolari a dei principi generali, in grado di chiarirne le cause e le dinamiche. Ci sono diverse teorie sociologiche, che si distinguono per l’oggetto d’indagine, per gli assunti sottesi all’indagine, per la metodologia usata e anche per gli obiettivi finali della ricerca.

Oggetto d’indagine

A seconda dell’oggetto indagato, una teoria può essere macrosociologica oppure microsociologica. La macrosociologia si occupa delle caratteristiche generali della struttura sociale nel suo complesso. Ad esempio, sono teorie di questo tipo il funzionalismo o la teoria del conflitto. In questi casi abbiamo una prospettiva più ampia, rivolta alle categorie sociali, alle istituzioni, alle organizzazioni, e nella quale passa in secondo piano l’azione individuale.

Al contrario, la microsociologia si concentra proprio sulle interazioni umane a livello individuale ed esempi di questo tipo di approccio sono l’interazionismo simbolico o la fenomenologia. Si collocano a metà strada fra macrosociologia e microsociologia le teorie della scelta razionale, che, infatti, analizzano le azioni individuali, ma connettendole a fattori generali.

Assunti di base

Per quanto riguarda gli assunti fondamentali su cui si sviluppano le teorie sociologiche, essi riguardano le concezioni sulla natura umana. Se si ha una concezione deterministica, allora si avrà anche una maggiore fiducia nella prevedibilità dei comportamenti. I funzionalisti, ad esempio, sono fondamentalmente deterministi: Durkheim, Parsons, Merton ritengono che il comportamento umano sia determinato da cause, almeno in linea di principio individuabili, che possono essere bisogni, interessi, valori o norme sociali interiorizzate[1].

Altre teorie, invece, sottolineano l’imprevedibilità dell’uomo, sulla base dell’assunto per cui l’attività dell’individuo è caratterizzata dalla creatività. L’interazionismo simbolico e la fenomenologia, infatti, negano la possibilità di stabilire delle regole e delle leggi sociali di tipo scientifico, perché l’uomo non si comporta come gli altri fenomeni naturali indagati dalla fisica. Il comportamento umano non è determinato, ma tuttalpiù è finalizzato, e c’è una differenza sostanziale fra la causa e il fine: il fine può essere scelto dall’individuo, a seconda di come egli interpreti simboli, valori e significati inosservabili.

Un altro tipo di assunto sottostante le teorie sociologiche riguarda la base motivazionale del comportamento: alcuni, come i teorici del conflitto, ritengono che alla base delle motivazioni dell’agire umano ci siano gli interessi, altri, come i funzionalisti tendono invece ad enfatizzare i valori trasmessi dalla società.



Metodologia

Quanto alla metodologia, anche in campo sociologico si presenta la fondamentale dicotomia fra deduttivismo e induttivismo, ragionamento astratto e osservazione dei fenomeni. Chi adotta un approccio induttivo, svilupperà la sua analisi a partire dai dati dell’esperienza: dalla conoscenza dei fatti farà scaturire, per induzione, una spiegazione generale. Quindi si passa dai casi concreti particolari ai concetti generali, che appunto si affermano nella fase finale della ricerca (ad esempio, Goffman ha formulato il concetto di istituzione totale sulla base delle osservazioni fatte in un ospedale psichiatrico).

Al contrario, un ragionamento deduttivo parte direttamente da delle ipotesi esplicative che dovrebbero gettare luce sui casi concreti: per cui da dei concetti generali già dati si cerca di dedurre le loro implicazioni empiriche. L’osservazione dei casi particolari, per parte sua, deve verificare ed eventualmente confermare le ipotesi di partenza. I funzionalisti, i teorici del conflitto e quelli della scelta razionale tendono ad essere deduttivisti: sviluppano le loro ricerche partendo da delle proposizioni generali. Ad esempio, Merton (funzionalista) pone la devianza come risultato dell’incongruenza fra i valori e le possibilità di vita e da ciò sviluppa i suoi argomenti[2].

L’approccio induttivo, invece, viene sfruttato maggiormente dall’interazionismo simbolico e dalla fenomenologia. I sociologi che fanno proprie queste prospettive generalmente non vedono di buon occhio il deduttivismo, soprattutto per via degli assunti che esso presuppone: infatti si basa su una concezione deterministica dell’agire umano. Un’ipotesi esplicativa posta fin dall’inizio, per essere esatta, richiede che gli individui si comportino in un determinato modo. E richiede anche che vi sia un’unica realtà oggettiva, su cui si possano fare affermazioni verificabili; è una visione un po’ scientista che può funzionare per i fenomeni naturali, ma che sembra non adattarsi bene alla realtà umana.

Obiettivi

Infine i sociologi si differenziano anche per gli obiettivi che si pongono: infatti una ricerca sociologica può avere la finalità di descrivere i fatti, oppure di spiegarli o anche di prevederli. Descrizione, spiegazione e previsione sono tre fasi tra loro connesse perché per prevedere un fenomeno è utile averne una spiegazione e per spiegarlo è utile avere una descrizione. Tuttavia, non sono necessariamente connesse in questo modo, perché non sempre le spiegazioni consentono di fare previsioni e le previsioni, per parte loro, possono essere basate semplicemente su statistiche, sull’osservazione di regolarità, senza che se ne comprenda la causa.

Le teorie che danno maggiori contributi all’analisi descrittiva sono l’interazionismo simbolico e  la fenomenologia: i teorici che fanno proprio questo approccio tendono anche ad avere un certo scetticismo verso le spiegazioni generali e le leggi oggettive, che si basano su una concezione dell’uomo, ai loro occhi, troppo deterministica. I funzionalisti, i teorici del conflitto e quelli della scelta razionale mirano, invece, ad ottenere delle spiegazioni generali (soprattutto gli ultimi due tipi sono i più inclini a formulare spiegazioni e anche previsioni).

[1] In parte anche la teoria del conflitto è deterministica, perché la ricerca di principi esplicativi generali implica che l’agire umano sia, almeno in parte, prevedibile.

[2] Anche la teoria marxista ha un approccio deduttivo laddove pone i mutamenti materiali come causa dell’evoluzione sociale.